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18 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:43

È stata una mattinata densa di tensione e passaggi chiave quella del processo d’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa il 1° giugno 2001. Al centro dell’udienza la testimonianza del maresciallo Gabriele Tersigni, all’epoca comandante della stazione di Fontana Liri, chiamato a riferire sulle confidenze ricevute nel 2008 da Santino Tuzi, morto suicida l’11 aprile 2008, pochi giorni dopo essere stato ascoltato dagli inquirenti. Davanti ai giudici, Tersigni ha ricostruito due colloqui avuti con Tuzi, il giorno successivo agli interrogatori resi dal brigadiere agli inquirenti, tra il 29 marzo e il 10 aprile 2008. Nel processo sono imputati in concorso l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce Franco Mottola, il figlio Marco Mottola e la moglie Anna Maria Mottola.

“La prima volta – ha detto – non mi parlò di Serena Mollicone, ma mi disse che il 1° giugno 2001, tra le 10.30 e le 11, era entrata in caserma una ragazza che lui non aveva riconosciuto”. Un dettaglio temporale che coincide con la mattinata della scomparsa della giovane. Secondo quanto riferito dal teste, solo in un secondo momento Tuzi avrebbe fatto il nome della vittima. “La seconda volta mi disse che gli avevano mostrato una fotografia e che l’aveva riconosciuta. Mi disse: ‘Era Serena Mollicone’”. Tersigni ha descritto il brigadiere come profondamente provato: “Dopo avermelo detto era più morto che vivo, ma leggermente risollevato”.