VENEZIA - Il celeberrimo "Cristo velato", custodito nella Cappella Sansevero a Napoli e realizzato nel 1753 da Giuseppe Sanmartino, ha un illustre ma poco noto predecessore: il bozzetto in terracotta del "Cristo velato" commissionato per la stessa Cappella allo scultore veneziano Antonio Corradini (Venezia 1688 Napoli 1752). Un'opera oggi esposta alla Fondazione Querini Stampalia, in campo Santa Maria Formosa, nell'ambito della mostra "Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghiri".

Mancato prematuramente Corradini, fu il napoletano Giuseppe Sanmartino a realizzare la scultura, discostandosi dal modello originario. Accanto al bozzetto in terracotta di Corradini, oggi custodito nel Museo e Certosa di San Martino a Napoli, la Querini Stampalia espone altre due opere dello scultore veneziano: un medaglione in marmo con volto femminile velato, scultura identificata come una Fede velata, di recente riscoperta nei depositi della Fondazione, e un busto in marmo, ancora una Fede velata, proveniente dalle collezioni di Ca' Rezzonico: tre variazioni di un medesimo gesto, tre tappe nella ricerca di un autore capace di rendere il marmo impalpabile, vibrante, trasparente, pieno di vita.

A questo linguaggio settecentesco risponde, nello stesso ambiente del Museo della Querini Stampalia, lo sguardo di Luigi Ghiri (1943 1992). Del fotografo emiliano sono presentate immagini fotografiche di paesaggi velati, suffusi di luce e di nebbie impalpabili: «La mostra è dedicata a due autori lontani nel tempo, ma sorprendentemente vicini nella loro capacità di trasformare l'atto del vedere in una soglia, in una apparizione.