«Stai seduto di meno. Muoviti di più. Fai esercizio fisico e soprattutto chiudi gli anelli». Gli auguri di buon anno rivolti poche settimane fa alla propria community da parte di Apple suonavano come la scheda di un personal trainer. Eppure l’anello biometrico legato all’Apple Watch che trasforma movimento, battito e sonno in obiettivi quotidiani è diventato cult. Ora entra anche la dinamica della gamification: prenditi cura di te e scali le classifiche. Intanto per San Valentino l’orologio tech più popolare al mondo ha lanciato la sfida sul benessere cardiaco. Numeri che diventano stili di vita e viceversa. Routine mappate passo dopo passo, app dopo app. Le marche – di qualsiasi comparto merceologico – stanno superando le logiche del fitness per entrare in quelle più estese dell’health: smartwatch, sensori e anelli traducono segnali fisiologici in consigli. È la sfida del brand che diventa coach e delle nuove quotidianità scandite dai dati: suggerimenti contestuali con promessa di cura misurata e rassicurante. Benvenuti nell’era del biomarketing, che mappa le prestazioni dell’individuo come sonno, stress, battito, produttività e alza l’asticella verso nuove forme di «egotelling», neologismo che esalta il racconto del sé.