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Il presidente ha presentato il progetto di ristrutturazione del Flaminio

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Chi si spettava un messaggio di scuse oppure un’apertura da parte di Lotito nel giorno dellla presentazione del progetto di ristrutturazione dello stadio Flaminio, è rimasto deluso. I toni sono rimasti pacati fino alla domanda finale in cui il presidente laziale si è ripreso la scena ribadendo il suo punto vista. Nessun passo indietro anche dopo lo stadio vuoto nelle ultime due partite interne e una contestazione che ormai si è estesa alla maggioranza della tifoseria. Il progetto Flaminio, a lungo sognato, non ha portato a nessun cambiamento anche perché non c’è stata chiarezza sugli scenari futuri, sulla voglia di far crescere la Lazio e farla tornare in alto: tutto troppo incerto per far recedere i tifosi organizzati che nelle prossime ore faranno capire le loro intenzioni per le prossime gare.

Lotito ha spazzato via le tante voci che girano in città sul presunto interesse di fondi di altri paesi piuttosto che imprenditori facoltosi. Per ribadire il concetto ha usato le solite frasi definitive ripercorrendo le tappe della sua gestione di quasi 22 anni: «Quando sono entrato ho detto che volevo una società fondata sul cemento armato e non sulla sabbia, allora la Lazio aveva 550 milioni di debiti, avrei potuto azzerarli e ripartire dalla Serie C come il Napoli. Non ci sarebbe però stata la storia, la matricola, l’ente morale della Lazio. Adesso nel 2027 finiranno i debiti, ho pagato tutte le rate con l’erario. Recupererò 30 milioni di cassa, significa avere soldi in più per tenere in piedi la società. In questi anni non ho fatto debiti, ho speso tanti soldi, non ci sono mutui, leasing… Voglio che la Lazio diventi immortale, io sono il gestore di un patrimonio di sentimenti e passione comune. E tanto per chiarire la società non è in vendita, sono tutte falsità quelle che vengono dette in giro. Qatar? La Lazio deve essere libera! Non libera la Lazio, la società deve essere libera. Basta con questa roba».