La transizione energetica sta iniziando a cambiare anche la geografia del commercio mondiale. Oggi l’energia pulita pesa ancora poco negli scambi internazionali – appena il 2,2% del totale dei beni nel 2024 – ma la quota è destinata a crescere rapidamente con l’espansione di veicoli elettrici, batterie, moduli solari e metalli critici. Nel frattempo, gli investimenti globali in asset a basse emissioni hanno raggiunto un nuovo record di 2.300 miliardi di dollari, segno che la trasformazione del sistema energetico sta diventando strutturale. Secondo le nuove proiezioni di BloombergNef, che per la prima volta stimano i flussi commerciali energetici fino al 2050 su 28 aree geografiche e 28 categorie di prodotti, la transizione non cambierà solo il mix energetico, ma anche gli equilibri geoeconomici. I governi stanno già competendo per attrarre filiere industriali, garantire sicurezza energetica e rafforzare la propria base manifatturiera.
Il primo segnale riguarda la mobilità. Il valore degli scambi globali di veicoli elettrici e batterie potrebbe più che triplicare entro il 2035, passando da 234 a circa 880 miliardi di dollari nello scenario centrale di Bnef. Nello stesso periodo il commercio di auto con motore a combustione interna scenderebbe a 340 miliardi, in calo del 39% rispetto al 2024. In altre parole, una parte rilevante della catena del valore dell’automotive si sposterà verso tecnologie elettriche e materiali strategici. Sul fronte dei combustibili fossili, il declino sarà più graduale. Petrolio e derivati continueranno a rappresentare la quota principale dei flussi energetici globali fino al 2030, intorno ai 3.000 miliardi di dollari l’anno, per poi entrare in una fase di calo fino al 2050. Il commercio di gas naturale crescerà, ma non abbastanza da compensare la riduzione della domanda di petrolio. Anche nello scenario net zero, tuttavia, i fossili resteranno rilevanti ancora per anni, a dimostrazione della lentezza dei cambiamenti infrastrutturali.






