C’è un momento, nella tarda primavera del 2022, in cui Giovanni Lindo Ferretti crede di aver chiuso i conti con il mondo. Settant’anni alle spalle, i cavalli invecchiati che non possono più essere cavalcati, la casa sull’Appennino tosco-emiliano come rifugio. Un libro, Ora – nella nuova versione si è aggiunto et labora, poi capiremo il perché – sottotitolo Difendi conserva prega che doveva essere l’ultimo atto. La testimonianza di chi ha smesso di interessarsi “al racconto che il mondo fa di sé tra vacuità e tornaconti da poco”. E invece no.
Come è nato questo libro?
«Era nato molto tempo fa, quando avevo pensato di sparire per sempre dalla scena pubblica e dal palco. Avevo pensato di farlo per me e mi ero organizzato per stamparne 100 copie per gli amici, quando un caro amico di Reggio mi ha detto: “Senti, l’editore Aliberti mi ha chiesto se ti andrebbe di scrivere un libro sulle tue preghiere”. In pratica mi domandava di fare il libro che io stavo scrivendo per me stesso, quindi ho detto sì. È uscito nel 2022, solo che, al contrario delle mie aspettative, poi è successo di tutto: dalla ricostituzione dei CCCP fino a quella che abbiamo appena annunciato, dei CSI. Aliberti lo voleva ristampare ma a questo punto era necessario aggiungere due capitoli: uno iniziale e uno finale per spiegare questi ultimi eventi, così il titolo è diventato Ora et labora, perché non faccio altro che andare in giro a fare concerti».







