Studentessa, modella, icona pop. Eileen Gu, 23 anni, nata a San Francisco da madre cinese e padre americano, non è soltanto un’atleta: è un racconto contemporaneo che attraversa sport, moda, identità e geopolitica, diventando qualcosa di più ampio del gesto tecnico e del risultato. Ai Giochi di Milano Cortina ha già messo al collo due medaglie d’argento, slopestyle e big air, e adesso guarda all’halfpipe, dove proverà a difendere l’oro conquistato quattro anni fa a Pechino. Sarebbe la terza medaglia di questa Olimpiade, l’ennesimo tassello di una carriera che continua a sfuggire alle definizioni tradizionali.

Nel big air, gara che ha regalato all’Italia il bronzo di Flora Tabanelli, la 22enne cinese ha costruito il suo argento con la consueta miscela di talento e lucidità: prima run da 90.00, poi un tentativo meno brillante da 61.25, quindi la risalita con un terzo salto da 89.00 per un totale di 179.00. Numeri che raccontano una finale di altissimo livello, ma che non bastano a spiegare la portata del fenomeno Gu, atleta capace di trasformare ogni gara in una narrazione personale, oltre il risultato.

Perché Eileen Gu esce dall’orbita dell’atleta tradizionale. È un’icona pop capace di bucare gli schermi e i cuori anche di chi non segue lo sport, saltando in alto con acrobazie che sembrano impossibili non solo in gara, ma anche fuori. Essere americana e cinese, sentirsi entrambe, passare dall’essere atleta a modella, fino a studentessa di fisica quantistica all’università di Stanford, non appartiene alla normalità: è la dimensione dei predestinati, di chi nasce con la capacità di stare al centro di più mondi senza appartenere mai completamente a uno soltanto. «Quando sono negli Stati Uniti sono americana, quando sono in Cina sono cinese».