L’ipotesi di un attacco all’Iran non è ancora scongiurata. Ma dopo tre ore di colloqui, da Ginevra è trapelato un cauto ottimismo. La tensione è alta, così come tesi restano i rapporti tra Teheran e l’Occidente. Ieri, il deputato iraniano Mojtaba Zarei ha strappato un foglio su cui erano presenti le foto del presidente Sergio Mattarella e di altri leader europei, provocando la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha convocato l’ambasciatore della Repubblica islamica per chiarimenti e ha parlato di «atto ostile contro l’Italia». Una risposta, spiegano da Teheran, al gesto della europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri, che pochi giorni fa aveva strappato a Strasburgo un’immagine della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Ma gli attacchi di Zarei, che ha bollato l’Europa come «la patria del fascismo e del nazismo» dicendo anche che Donald Trump avrebbe «messo da parte gli europei corrotti», è un segnale di come il clima sia sempre più pesante. Mentre la diplomazia cerca faticosamente di trovare una via d’uscita allo scenario di un nuovo conflitto in Medio Oriente.
Dai colloqui in Svizzera non sono arrivate brusche frenate al riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti. E questo, secondo gli esperti e i funzionari coinvolti nel negoziato, è già un risultato da non sottovalutare. Le discussioni mediate dall’Oman si sono chiuse con il ministro degli Esteri di Muscat, Badr Al Busaidi, che ha parlato di «buoni progressi», pur ammettendo che «c'è ancora molto lavoro da fare». Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, ha espresso commenti stranamente ottimisti, riguardo a «progressi positivi», un’intesa per lavorare su una bozza di accordo e paventando la possibilità di un terzo round di colloqui. Durante il suo discorso alla conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo, lo stesso Araghchi ha voluto sottolineare che «grazie ai Paesi amici della regione» si è aperta «una nuova finestra di opportunità» per dialogare con Washington. E ha confermato che da parte della Repubblica islamica non vi sarebbe alcuna intenzione di dotarsi di armi nucleari, ma solo di poter sfruttare l’energia atomica per scopi civili. Tema, questo, sottolineato anche da Khamenei, che ieri ha chiarito che «non c’è spazio per la negoziazione» se gli Stati Uniti chiedono la fine del programma nucleare civile.










