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Ultimo aggiornamento: 6:40

di Michele Tamburrelli*

Come può chi lavora migliorare il proprio reddito e il proprio tenore di vita? È una domanda che coinvolge politica, parti sociali, imprese e sistema fiscale. Il recente caso dell’indagine per intermediazione illecita di manodopera su Glovo ha riportato al centro il tema salariale, in un Paese in cui la crescita delle retribuzioni è stata debole e l’inflazione ha inciso sul potere d’acquisto. Accanto al dibattito su salario minimo e rinnovi contrattuali, esiste però un aspetto meno visibile ma concreto: la qualità dell’informazione fiscale. Una conoscenza incompleta degli strumenti disponibili può incidere direttamente sul reddito disponibile. Non sapere come funziona il sistema può tradursi, nel tempo, in una perdita economica significativa.

Un esempio è la previdenza complementare. Dal periodo d’imposta 2026 il limite di deducibilità dei contributi versati ai fondi pensione è salito a 5.300 euro. La somma dedotta riduce il reddito imponibile Irpef, con un risparmio che dipende dall’aliquota marginale: con le aliquote in vigore dal 2026 – 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro e 43% oltre – il beneficio può variare indicativamente da circa 1.200 a oltre 2.200 euro l’anno; per chi rientra nello scaglione intermedio, il risparmio può arrivare a circa 1.750 euro.