PORDENONE - Nemmeno le istituzioni sono immuni dagli imbrogli, dopo i recenti casi di truffe telefoniche e di finti carabinieri che chiedevano la refurtiva per rapine inesistenti, ora è toccato al deputato Emanuele Loperfido, membro della Commissione Difesa e della Commissione Affari Esteri e Comunitari. Ironia della sorte, aveva in passato presentato una risoluzione sull’intelligenza artificiale, invece, la tecnologia noir ha preso il sopravvento. Mentre si trovava all’estero, il presidente di Fdi è stato bersaglio da un attacco hacker che ha preso il controllo del suo profilo WhatsApp, trasformando uno strumento di lavoro e di affetto in un’arma per tentare di raggirare i suoi contatti. Il furto dell’identità digitale è andato purtroppo a segno.
Tutto è iniziato con una serie di messaggi partiti dal suo numero. Richieste d'aiuto, toni d'urgenza e la classica sollecitazione a inviare somme di denaro per far fronte a un’imprevista necessità. Uno schema purtroppo noto alle forze dell’ordine, che gioca sul legame di fiducia tra chi invia il messaggio e chi lo riceve. L’attacco è avvenuto in un momento di particolare vulnerabilità logistica, in quanto Loperfido, trovandosi fuori dai confini nazionali, ha avuto inizialmente le mani legate dall’impossibilità di accedere prontamente ai propri sistemi, lasciando il campo libero ai truffatori per alcune ore. Non appena ha ripreso il controllo della situazione, Emanuele Loperfido ha voluto rassicurare amici, conoscenti e cittadini con una nota ufficiale che ha fatto rapidamente il giro dei contatti. «Se vi è arrivato un mio messaggio WhatsApp con una richiesta urgente di denaro, non sono ovviamente io - ha dichiarato con fermezza - Sto bene, ma mi è stato spiacevolmente hackerato il telefono. Mi scuso con tutti per il disturbo arrecato». Il deputato ha inoltre confermato di essere già in contatto con le autorità competenti per denunciare l'intromissione e cercare di risalire ai responsabili.







