Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:06
Pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Barbara Floridia, presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, intitolato “C’era una volta la RAI” – Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle verità alternative; edizioni Dedalo, prefazione di Luciano Canfora
Lo scandalo dei palinsesti
Vorrei tanto che la Rai tornasse a essere un punto di riferimento per cittadine e cittadini. Oggi, purtroppo, non lo è più come prima, e questo costituisce per me un motivo di frustrazione, oltre che di rabbia, soprattutto sapendo quanti talenti, fra giornalisti e autori, vi lavorano. Ne cito solo alcuni come esempi: mi vengono in mente Alberto Angela e Mario Tozzi, che dimostrano come la scienza e l’ambiente, temi che nel contratto di servizio la Rai deve valorizzare, possano essere raccontati in modo chiaro, appassionante e utile per tutti. Sapiens di Mario Tozzi va in onda da anni il sabato sera trovandosi una controprogrammazione davvero agguerrita, probabilmente meriterebbe una collocazione migliore, ma di certo la Rai non potrebbe mai privarsi di un simile prodotto, che la caratterizza davvero, ancora, come servizio pubblico. Non servono effetti speciali, basta la competenza di chi sa spiegare le cose senza annoiare. Perché non fare più programmi simili? All’estero, la BBC investe da anni in canali e risorse per la divulgazione scientifica e ambientale, creando contenuti di altissimo livello che formano e coinvolgono milioni di persone. In Italia potremmo fare lo stesso, se solo ci fosse la volontà di puntare maggiormente su qualità e conoscenza. Parlare di ambiente e scienza non è un intrattenimento: è una necessità, soprattutto oggi. Ma per farlo bene servono investimenti, idee chiare e professionisti preparati. Programmi come quelli di Angela e Tozzi dimostrano che il pubblico ha voglia di capire, basta offrirgli strumenti seri e interessanti. Non vale solo per la scienza: esistono momenti mirabili di televisione, come quelli di Geppi Cucciari, che con intelligenza, ironia e leggerezza sa creare un dialogo autentico con il pubblico affrontando temi di attualità politica e sociale, come la parità di genere, un altro elemento presente nel contratto di servizio. E’ un esempio prezioso di televisione capace di dimostrare che qualità e popolarità non sono in contraddizione, anzi possono andare di pari passo. E poi c’è la televisione portata avanti ogni giorno da chi attraverso le storie racconta il Paese: penso ad Alberto Matano e a Francesca Fialdini, due professionisti straordinari che tengono alta la reputazione di Rai 1 in termini di qualità e ascolti. Di contro, ci sono scelte che non comprendo e non condivido, apparentemente in contrasto con il contratto di servizio. I vertici Rai, nei palinsesti per la stagione 2025-2026 presentati a Napoli il 27 giugno 2025, hanno deciso di tagliare quattro puntate a Report e due a PresaDiretta, entrambe ottime trasmissioni di giornalismo di inchiesta, oltre a cancellare realtà di altissimo valore come Petrolio di Duilio Giammaria, Tango di Luisella Costamagna e Rebus di Giorgio Zanchini. Del resto, ha scritto bene Giovanni Valentini in un articolo sul Fatto Quotidiano:







