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Dopo Crans-Montana un treno deraglia per una valanga, linea a fuoco a causa degli ultrà
Tutto comincia con un cappello. Un uomo di leggendaria fierezza, un cacciatore, passa nella piazza di Altdorf dove c'è un pennacchio come simbolo dell'imperatore, degli Asburgo. La legge dice che chi ci finisce davanti deve salutarlo come si deve, inchinandosi. Se non lo fai bene che ti va di confiscano i beni o, peggio, finisci appeso. Guglielmo Tell, cresciuto a Bürglen, sotto il massiccio del San Gottardo, svizzero fino al midollo, non è certo tipo da genuflessioni. Così viene arrestato e giudicato in piazza. Il balivo Albrecht Gessler gli impone una sfida beffarda: in cambio della vita deve colpire con una freccia una mela sulla testa del figlio. Quello che forse le autorità non sanno è che il signor Tell è un mago della balestra. Il resto della storia è nota. L'indipendenza svizzera nasce con la precisione e il coraggio. È la sfida impossibile. È talento e fortuna. Qualcosa ultimamente sta però andando storto. Guglielmo Tell di questi tempi non colpirebbe la mela. La Svizzera, si sussurra, non è più Svizzera. Lo so dice da questa parte delle Alpi, con molta ironia e un po' di malignità, quella di chi si sentiva sempre rinfacciare di non essere come gli svizzeri. Noi, italiani, sbadati e cialtroni. Tutti luoghi comuni, certo, e ci si gioca solo per celia.








