Era il giorno - ieri - in cui il processo ai conti della sanità piemontese - e ai suoi principali manager ed ex manager - avrebbe dovuto entrare nel vivo dell'aula. E sembrava anche definitivamente alle spalle la querelle nata attorno alla rinuncia della giudice «naturale» che si era dichiarata incompatibile perché ex coniuge da tempo separata del pm che rappresenta in aula l'accusa. Non è andata esattamente così. Perché c'è da registrare sul punto il rischio di un altro ostacolo. Il timone «giudicante» è stato ereditato dalla giudice Maria Merlino, ma anche su questo nome si è aperta una questione giuridica. La legale Beatrice Rinaudo, che difende nel procedimento sua mamma Andreana Bossola imputata in veste di ex direttore amministrativo di Città della Salute, ha presentato in corte d'Appello dichiarazione di ricusazione. Rischio prescrizione Prima di entrare nel merito va detto che il tempo che scorre - qualora i giudici di Appello ritenessero fondata l'istanza - rischia di incidere sull'agibilità giuridica di alcune delle contestazioni mosse ai manager, alcune delle quali rischiano di vedere più vicina la scure della prescrizione trattandosi - in alcuni casi - di presunte condotte di reato datate nel tempo.