Rihanna e i loro tre figli, i guai giudiziari, il dolore per la morte di un amico. A$AP Rocky sembrava sparito e invece sono stati otto anni duri, ma necessari per arrivare a Don’tBeDumb: album in cui dà al rap una voce nuova

di Joe Coscarelli e Jon Caramanica

2 minuti di lettura

Negli otto anni dall’uscita di Testing, A$AP Rocky ha vissuto più vite. Ha recitato in due film hollywoodiani, ha consolidato la relazione con Rihanna ed è diventato padre di tre figli – il tutto attraversando procedimenti giudiziari (è stato accusato, ma poi assolto, di aggressione nei confronti di un ex amico) e assistendo alla diffusione online di decine di suoi brani incompiuti per opera dei leaker. È stato un periodo turbolento, per Rakim Athelaston Mayers: ha alternato fasi esaltanti ed estenuanti, in molti credevano che non avrebbe più pubblicato nulla. Lui invece non è mai stato di quell’idea: “La musica è la mia essenza”, ci dice. Ed è anche un valore incrollabile. “Mi considero un uomo rinascimentale, per me tutto parte da lì”. Anche Don’t Be Dumb, il suo quarto album (la copertina gliel’ha disegnata Tim Burton; il 10 settembre lo presenterà a Milano, all’Ippodromo di San Siro), nasce da uno sfasamento temporale, come se il Rocky del 2011 fosse stato catapultato nel 2026. Pur riavvicinandosi alle matrici che, a inizio carriera, rendevano la sua musica riconoscibile, ora il rap del Sud è virato verso una chiave più gotica: sperimenta astrazione, psichedelia, rock. E racconta di un uomo profondamente cambiato.