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Ultimo aggiornamento: 20:16
Fonti degli organi di pubblica sicurezza a Caracas confermano a ilfattoquotidiano.it l’arresto di Alex Saab (foto) l’ex ministro dell’Industria venezuelana, che aveva vincolato la liberazione di Alberto Trentini al suo procedimento giudiziario a Roma, poi finito in patteggiamento. La detenzione risulta confermata anche da uomini della cerchia stretta di Saab, ma Palazzo di Miraflores non ufficializza ancora. La cattura dell’imprenditore colombo-libanese, classe ’71, per presunto “tradimento” e “corruzione”, fa parte delle richieste avanzate da Washington alla presidente ad interim Delcy Rodríguez. La contropartita: la concessione di nuove licenze a Chevron, Eni e altre compagnie petrolifere e ulteriori aperture Usa nei confronti di Caracas.
La Casa Bianca chiede l’estradizione dell’imprenditore ma il dossier non è pronto. C’è anche uno scoglio: la grazia concessa da Joe Biden, che il Dipartimento di Giustizia Usa punta a revocare dimostrando nuovi reati, come previsto dalla terza clausola dell’atto di indulto. A tale proposito sono state aperte nuove indagini, legate a vicende di corruzione tramite appalti governativi. L’idea di fondo è quella di trasformare Saab nel testimone chiave contro Nicolás Maduro (foto), sotto processo per “cospirazione” e “narcoterrorismo”. Negli ultimi due anni l’imprenditore è stato l’operatore finanziario di Caracas nel ruolo di ministro dell’Industria e della Produzione nazionale. Già nel 2011, verso il tramonto dell’era Hugo Chávez – forte dell’endorsement dell’ex guerrigliera Piedad Córdoba – Saab aveva gestito il programma di case popolari “Misión vivienda” e con l’arrivo di Maduro i suoi affari si sono estesi nel settore petrolifero, con contratti per oltre 1 milione di dollari, ottenuti dopo la caduta dell’ex presidente della statale Petróleos de Venezuela S.A., Rafael Ramírez.






