Solo una pioniera della modernità e appassionata di montagna come Charlotte Perriand poteva disegnare nel 1938 il futuristico Refuge Tonneau. Questo capolavoro di microarchitettura alpina mobile si può ammirare fino al 15 marzo nell’atrio della Triennale di Milano in occasione di White out. The future of winter sports, il percorso espositivo che indaga il rapporto tra sport invernali e mondo del progetto.
Ghiaccio e neve, la gara diventa hi-tech
di Francesca Gugliotta
La ricostruzione di questa struttura all’avanguardia è stata sviluppata per la prima volta nel 2012 da Cassina, marchio da sempre impegnato nella diffusione del pensiero e delle opere degli architetti e designer delle proprie collezioni, sulla base di disegni e appunti originali. Un rigoroso lavoro di ricerca, che ha dato vita finalmente alla visionaria opera che la designer ha immaginato insieme a Pierre Jeanneret, cugino di Le Corbusier. Lo scopo era quello di soddisfare le esigenze di chi vive la montagna e necessita di un momento di ristoro, la fonte di ispirazione una giostra per bambini fotografata da Perriand in Croazia. Nasce così una capsula che a prima vista può sembrare un esempio di design spaziale. E infatti, come ricorda l’azienda di Meda: “le aperture a oblò e le volumetrie che caratterizzano il rifugio custodiscono rimandi al mondo aeronautico, anticipando soluzioni sviluppate in altri settori solo molti decenni più tardi come, per esempio, le stazioni Concordia nell’Antartide del 2002 e la Mars Society Desert Research Station del 2011”. La grand dame del design, amando stare sulle vette, sapeva bene quali erano le esigenze degli ospiti e ha avuto il merito di interpretarle alla perfezione intrecciandoli ai temi della modernità, legati ad esempio all’ottimizzazione degli spazi ridotti, e alle sfide legate alle impervietà climatiche. La struttura può essere spostata e rimontata in pochi giorni dove serve ed è formata da una struttura in alluminio sorretta da un palo centrale da cui partono dodici spicchi a ombrello, che aiutano a resistere alla forza ai venti, e poggia su dei sostegni a palafitta che donano più stabilità.








