Chiude in leggera discesa il Nikkei, che risente dei dati negativi sul Pil del quarto trimestre. L’indice asiatico si è fermato a -0,24% a 56.806,41 punti, in controtendenza rispetto al rally visto nelle giornate precedenti. La netta vittoria di Sanae Takaichi alle elezioni giapponesi dell’8 febbraio ha dato nuovo slancio all’indice Nikkei, che ha più volte aggiornato i suoi massimi storici in questi ultimi giorni. Da segnalare, però, come la corsa dell’indice giapponese non sia stata associata ad un deprezzamento dello yen, come spesso accaduto in questi ultimi anni.
Lo yen trema, la Fed osserva: il Giappone riporta il mondo sull’orlo dell’intervento valutario
I sentimenti sul Giappone
A sostenere gli acquisti sono invece state le aspettative che i piani di espansione fiscale del Primo Ministro Sanae Takaichi stimoleranno la crescita senza gravare eccessivamente sulle finanze pubbliche. Inoltre, i mercati vedono allontanarsi lo spettro dell’incertezza politica, solitamente scenario sgradito per gli investitori. Ecco, quindi, il Nikkei salito fino a dei massimi in area 58mila punti. Come detto, però, spicca la rimonta dello yen, reduce dalla sua migliore settimana da 16 mesi contro il dollaro. Il cambio fra la divisa americana e lo yen, infatti, è crollato da 158 a 152,7, confermando un certo interesse degli investitori per la divisa asiatica. Nulla di ufficiale, ma è opinione diffusa che l’area 158-160 sul cambio dollaro/yen rappresenti una sorta di linea Maginot: sopra questi livelli la Banca centrale giapponese potrebbe nuovamente intervenire con acquisti di valuta al fine di sostenere lo yen (eventualmente anche con mosse coordinate con la Federal Reserve).









