«Arrivano, arrivano! Si parte!». In piazza di Città la rivolta contro il tiranno comincia poco prima delle tre. Le raffiche degli aranceri della squadra Asso di Picche travolgono le divise beige e verdi dei «tiranni di Sant’Ulderico». La pariglia di cavalli traina il loro carro fino al fondo della piazza, dove ad aspettarli ci sono i tiratori della Morte. È il primo atto della grande battaglia delle arance andata in scena ieri a Ivrea, momento clou del carnevale diventato ormai appuntamento fisso per migliaia di visitatori: ieri erano in 40 mila, di cui 20 mila paganti. Nel primo pomeriggio indossano tutti il berretto frigio, e si dispongono pazienti dietro le reti verdi che proteggono i bordi delle piazze auliche.

Oltre 10.000 aranceri da tutto il mondo

Intanto, 9mila aranceri di terra, divisi in nove squadre, assaltano i cinquantuno carri con altri 1500 aranceri, così come il popolo - racconta la leggenda - assaltò il tiranno di Ivrea. A guidarli c’è la mugnaia sul suo cocchio dorato, che in piazza del Municipio saluta la folla, sorride e ricambia gli applausi e i cori gettando mimose. Poi arriva il bello. Le braccia cercano rapide le arance nelle sacchette, le avvinghiano, imprimono forza al lancio. Ogni carro è circondato da uno sciame arancione. Dopo mezz'ora, Mirko Condolo ha un labbro gonfio e un taglio sullo zigomo. «Non mi fermo - urla - devo dare tutto oggi perché domani torno in Australia a lavorare». Come lui, molti prendono ferie per essere qui. «Lavoro a Londra ma non manco mai - racconta Riccardo Canningham, 34 anni -. Oggi mi aspetta anche il battesimo, perché da tiratore sul carro torno per terra». Il battesimo è riservato a chi partecipa per la prima volta. La squadra delle Pantere, una delle più giovani e numerose, accoglie ben 130 nuovi aranceri. Mezz’ora prima della lotta si inginocchiano in piazza Rondolino e attendono che i compagni lancino sulle loro teste le prime arance. Xinyuan Zhang, 20 anni, dalla Cina, spalanca gli occhi: «È incredibile, non avevo mai visto una cosa simile».