Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:00
A Bologna oggi iniziare la PrEP è, di fatto, impossibile. L’accesso alla profilassi pre-esposizione contro l’HIV è bloccato sia presso i servizi territoriali sia al Policlinico Sant’Orsola, che invita gli utenti a provare a chiamare “tra tre mesi”. Le liste d’attesa, di fatto, risultano chiuse. A lanciare l’allarme è Plus APS, che gestisce il PrEP Point della città, attivo dal 2018 con fondi privati. “Non c’è personale a sufficienza, questo è il tema”, spiega a ilfattoquotidiano.it Sandro Mattioli, presidente dell’associazione. “A monte ci sono stati tagli economici, blocchi delle assunzioni e un surplus di lavoro. Sappiamo del buco di bilancio e della necessità di tagliare, ma stiamo parlando di una pillola che previene l’HIV e non si trovano soldi per seguire gli utenti”.
Il PrEP Point non dispone più delle risorse economiche necessarie ad accogliere nuovi pazienti e li indirizza all’ambulatorio del Policlinico Sant’Orsola. Pure lì, però, non si entra. “Se devo giudicare dalle risposte ricevute da alcuni utenti, le liste sembrano chiuse”, osserva Mattioli. Il risultato è un cortocircuito: sebbene la PrEP sia riconosciuta come uno degli strumenti più efficaci di prevenzione dell’HIV, il sistema non riesce a garantirne l’accesso. La normativa, poi, ci mette del proprio. “Dal 2018 AIFA ha stabilito che la profilassi possa essere prescritta esclusivamente da un infettivologo, sia per l’accesso gratuito che per quello a pagamento” ricorda ancora il Presidente di Plus, “ma se lo specialista non ha spazi per nuovi appuntamenti non la si può ottenere neanche pagando”. Così si assiste all’aumento di quella che viene definita “PrEP sauvage”, ovvero l’utilizzo di farmaci acquistati online o attraverso canali informali, senza supervisione clinica né monitoraggio degli effetti collaterali. “È una deriva pericolosa, che va esattamente nella direzione opposta rispetto a una sanità pubblica efficace e sicura”, fanno sapere dall’associazione.










