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Ultimo aggiornamento: 7:59

Cinque­centomila regolarizzazioni in un colpo solo, rivolte a irregolari presenti in modo continuativo prima del 31 dicembre 2025, con fedina penale pulita e, se richiedenti asilo, con domanda presentata entro l’anno scorso. La scelta di Pedro Sánchez in Spagna agita il dibattito politico e suscita preoccupazione anche nella Commissione Ue, che la considera in controtendenza rispetto a un linea europea che punta sulle restrizioni. Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS che pubblica ogni anno l’omonimo Dossier sull’immigrazione, invita però a riflettere e a guardare al modello spagnolo anche alla luce delle ricadute sull’economia e ai vantaggi sul fronte della sicurezza.

Cosa pensa della scelta spagnola di regolarizzare circa 500.000 persone?

La considero una mossa saggia e intelligente. Mantenere una mole così ampia di persone nell’irregolarità è un fattore di insicurezza per tutti: per i cittadini, per lo Stato, che non sa chi vive sul proprio territorio, e per gli immigrati stessi, che vivendo nell’invisibilità rischiano di essere sfruttati o reclutati dalla criminalità organizzata. È paradossale che governi che fanno della sicurezza la propria bandiera accettino di avere in casa persone di cui non sanno nulla.