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La sorella della premier: "Macché controllo, è l’opposto: vogliamo giudici autonomi dalle correnti". Il vertice di Fdi
Reduce dalla direzione nazionale di FdI di ieri a Roma, Arianna Meloni interviene sul referendum del 22 e 23 marzo e respinge la lettura politica dell’appuntamento: «La riforma della giustizia non è un test sul governo, quello ci sarà alle Politiche del 2027. È una riforma per i cittadini, affinché tornino ad avere veramente fiducia nella giustizia». In un colloquio esclusivo con il Giornale, la responsabile della segreteria politica di FdI sottolinea come la legge Nordio sia destinata a cambiare il sistema: «È una riforma per una giustizia più giusta, perché garantisce la terzietà del giudice e quindi garantisce ai cittadini il giusto processo, ma soprattutto è una riforma che fa sì che il magistrato che sbaglia paghi, cosa che fino a oggi non è quasi mai successa». Meloni indica poi la ratio del provvedimento: «Il principio che guida questa riforma è la libertà, l’esatto contrario del controllo: vogliamo liberare i magistrati dalle correnti politiche e garantire la loro totale indipendenza». Il valore dell’esito referendario, in caso di vittoria del Sì, riguarderà soprattutto il lungo periodo: «I governi passano, ma le riforme restano e questa è una riforma che gli italiani aspettano da decine e decine di anni. Tutti ne hanno sempre parlato, noi l’abbiamo fatta. Ora i cittadini hanno l’occasione epocale di confermarla con il referendum del 22 e 23 marzo».






