La donna che non deve chiedere mai... scusa. Un po’ perché dalla bocca le escono bestialità per le quali fare ammenda sarebbe poco: sono frasi inaccettabili. Un po’ perché la signora può contare su un nutrito esercito di difensori, esegeti, laudatori, cattivi allievi, politici pronti a ingaggiarla, estimatori internazionali indegni di stima, che costituisce la sua licenza a uccidere la ragione impunita. Lei è Francesca Albanese, la relatrice alle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi dal cui pensiero si è dissociato perfino il segretario generale dell’Onu, il portoghese Antonio Guterres, affermando di «non condividerne» la grande parte.
Poche ore dopo che i governi di Francia e Germania avevano chiesto al Palazzo di Vetro di indurla al passo indietro, l’avvocata pro-Pal si è collegata con Piazzapulita, su La7.
Tema: far chiarezza sulla sua partecipazione, in compagna di esponenti di Hamas e ministri dello Stato-canaglia Iran, a un forum della tv islamista Al Jazeera nel quale il dubbio è se la signora ha individuato «il nemico comune dell’umanità» in Israele o nelle forze occidentali («capitali oscuri, algoritmi che nascondono il genocidio, armi che lo consentono») che lo aiutano a sopravvivere, dalla suddetta dipinte come l’asse capitalista del male. Qualche errore, dottoressa, come per esempio aver detto che Liliana Segre non è adatta a parlare di Olocausto, avendolo subito sulla sua pelle, chiede il conduttore, Corrado Formigli? «Mi pettino male e ho un forte accento», concede la mullah Francesca, dopo aver precisato che comunque un’intervista televisiva «non è l’occasione giusta per una confessione, visto che la gente è interessata al mio lavoro e non alla mia vita personale».







