UDINE - Un ricercatore instancabile, capace di ricostruire attraverso l'arte l'identità di una comunità. Come ha fatto per 30 anni a Pordenone, quando era alla guida dei Musei civici. Gilberto Ganzer è mancato ieri mattina a Udine. Aveva 73 anni ed è stato uno degli intellettuali più raffinati della cultura friulana. «La passione per l'arte lo ha tenuto vivo fino all'ultimo», ricorda il fratello, il generale dell'Arma Giampaolo Ganzer. E fino all'ultimo ha continuato a scrivere e a far sentire la sua autorevole voce.

Storico e critico dell'arte, l'infanzia a Cavazzo Carnico e le medie a Pordenone, si era laureato in Lettere nel 1976 a Venezia. Autore di diverse monografie, conservatore di Villa Manin a Passariano, nel 1981 è diventato direttore del Museo civico d'arte di Pordenone, a palazzo Ricchieri, e dal 1999 al dicembre 2013 dei Musei civici. È stato anche presidente regionale e consigliere del Centro italiano per lo studio della storia del tessuto e vicepresidente dell'Istituto italiano dei castelli del Friuli Venezia Giulia.

«Aveva una memoria incredibile - ricorda Angelo Crosato, che aveva lavorato al suo fianco a Pordenone come conservatore - unita a una straordinaria capacità di interpretazione delle opere. Conosceva la genealogia delle antiche famiglie friulane e venete, intrecci e curiosità che poi permettevano di leggere un'epoca attraverso un quadro, un arredo o oggetto prezioso. E poi era in contatto con i maggiori storici e critici dell'arte». Era convinto che un museo dovesse avere una funzione sociale: ricomporre l'identità della città per impedire che al passato di sbiadire. «Lo si fa - diceva - anche ricostruendo gli incontri e gli scambi che una terra ha avuto con altre realtà». «Con lui - ricorda ancora Crosato - abbiamo affrontato tanti restauri, aggiornato le schede delle opere e riordinato i percorsi».