Armi italiane per Volodymyr Zelensky. Un incontro riservato a Bruxelles, ospitato dalla Commissione europea. La linea di sostegno italiana a Kiev - ribadita dal governo con il voto di fiducia alla Camera che ha chiamato allo scoperto i "vannacciani" - che passa dalla teoria all'azione. Roma arriva in soccorso dell'esercito ucraino. L'invito è partito con una lettera nelle scorse ore. Mercoledì prossimo la Commissione Ue ospiterà nella capitale belga un summit delle principali aziende europee della difesa per decidere quali armi e sistemi vendere al governo ucraino. Che avrà un ricchissimo assegno da spendere in armamenti europei: 60 miliardi di euro. È la quota del prestito da 90 miliardi - i due terzi - che l'Europa ha accordato alle autorità ucraine prima di Natale per mettere al sicuro per un altro anno le difese alleate.
Ora però l'Ue batte cassa: quei soldi prestati a tasso zero alle autorità ucraine devono essere spesi, anzitutto, per acquistare armi e sistemi tecnologici made in Europe. Da qui nasce il vertice fissato il 18 febbraio, convocato dal commissario Ue alla Difesa Andrius Kubilius, a cui sono state invitate alcune delle più grandi aziende italiane nel settore. Leonardo e Fincantieri dovrebbero partecipare con rappresentanti di massimo livello alla "fiera" europea, spiegano fonti qualificate. Ma non mancherà una presenza istituzionale. Dal ministero della Difesa potrebbe partire il direttore generale degli Armamenti o il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano. Mentre da Kiev dovrebbero spedire il ministro della Difesa Mychajlo Fedorov.






