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14 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 6:49

Se ci affidassimo esclusivamente alla narrazione dominante sui media, potremmo tranquillamente pensare che la chirurgia plastica sia una branca della cosmetica avanzata, una sorta di servizio di personalizzazione corporea disponibile a colpi di promozioni, filtri e slogan rassicuranti. È una rappresentazione efficace dal punto di vista del marketing, ma profondamente fuorviante dal punto di vista medico e culturale.

Nel mondo reale, quello che raramente finisce nelle pubblicità, la chirurgia plastica si confronta con scenari ben diversi. Un esempio è la ricostruzione mammaria dopo mastectomia per tumore, un intervento che non ha nulla a che vedere con l’inseguimento di un ideale estetico, ma che rappresenta parte integrante della cura oncologica. Allo stesso modo, nei traumi gravi, come quelli da incidenti stradali, la chirurgia plastica interviene per salvare e ricostruire tessuti, spesso con tecniche microchirurgiche, con l’obiettivo di preservare la funzione di un arto e l’autonomia della persona. E nelle ustioni gravi, comprese quelle da attacchi con acido, il chirurgo plastico affronta ferite che colpiscono non solo il corpo ma l’identità stessa, lavorando su percorsi lunghi e complessi per restituire funzioni essenziali e una possibilità di vita sociale dignitosa.