Oggi, però, l’ulteriore affronto assume un carattere più amaro perché si muove in un contesto assai peggiore, quello della dura repressione interna del regime che ha mietuto e continua a mietere migliaia di giovani vite desiderose di affrancarsi dal gioco della Sharia. Per intenderci, le stesse vite a cui la Commissione affidata all’Iran dovrebbe invece garantire prosperità e benessere. Tutto è il contrario di tutto. A questo inquietante quadro, che scoraggia i molti sulla credibilità delle Nazioni Unite, se ne aggiunge uno quasi peggiore. Infatti, il Segretario Onu Antonio Guterres ha recentemente inviato all’Iran e al suo presidente Masoud Pezeshkian un messaggio d’augurio in occasione del 47esimo anniversario della Rivoluzione islamica. Un evento storico che ricorda la caduta dell’ultimo scià Reza Pahlavi, l’ascesa al potere degli ayatollah, l’epurazione dei partiti d’opposizione e l’inizio di una longeva e sanguinaria teocrazia del terrore. Il tutto è avvenuto mentre nel paese il regime festeggiava la ricorrenza mostrando i muscoli: missili balistici e da crociera, poi i rottami dei droni israeliani e perfino simboliche bare dei militari americani. Magari per ricordare agli Stati Uniti il male inflitto loro durante la crisi degli ostaggi all’ambasciata di Teheran, nel 1979.
La repressione degli ayatollah premiata dalle Nazioni Unite
La Repubblica Islamica dell’Iran è stata eletta, assieme all’Azerbaijan, alla vicepresidenza della 65esima Commissione di Sviluppo ...







