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Così il grande filosofo Dario Antiseri raccontava il rapporto tra religione, finanza ed etica

Pubblichiamo in questa pagina lo stralcio di un'intervista, a firma di Vittorio Macioce, che il filosofo Dario Antiseri rilasciò al nostro quotidiano nel 2008. Nella chiacchierata con una delle nostre migliori firme partì da Bernard de Mandeville per analizzare gli aspetti del nostro presente.

Era tanto tempo fa, un giorno d'autunno del 1987. Il botto, disse un amico, si è sentito fino a Alpha Centaury. Stava parlando del crollo di Wall Street. Cinquecento punti in un solo giorno. In fumo. Gli anni '80 scivolavano in fretta, portandosi via i tuoi vent'anni, l'ottimismo e forse una fetta di futuro. Quel giorno il professore raccontò la favola delle api. Dario Antiseri cominciò a parlare di Bernard de Mandeville, il medico di Rotterdam dei vizi privati e delle pubbliche virtù. La sua storia è del 1729. «C'era un alveare ricco e sfarzoso, dove la vanità creava occupazione. L'invidia faceva fiorire arti e industria. Le stravaganze nel mangiare, la sontuosità nel vestiario e nel mobilio costituivano la parte migliore del commercio. Le leggi cambiavano come le mode». Poi un giorno ci fu una rivoluzione moralista. Niente lusso. Niente più vizi. Basta guerre. Tutti uguali, senza più ricchi e poveri. «I palazzi incantevoli, i cui muri, simili alle mura di Tebe, erano stati elevati con armonia musicale, divennero deserti». Fu la fine. L'alveare senza vizi sprofondò nella miseria. L'idea di costruire paradisi in terra porta all'inferno. Antiseri ci disse questo. Due anni dopo cadde il Muro di Berlino. Ma forse fu solo un caso.