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Ultimo aggiornamento: 19:08

“Sabato non piove!” titola il giornale O Pùblico nella pagina dei commenti. È la grande notizia che aspettavano i portoghesi, sfiancati da quaranta giorni di acqua e da una serie di tempeste. Nelle zone più colpite, gommoni e chiatte sono i mezzi circolanti per le vie di paesi e cittadine. La furia si è abbattuta prima a Leiria, poi ha allargato il suo raggio di devastazione. La rottura della diga del fiume Mondego ha spaccato in due il paese: all’altezza di Coimbra, celebre città universitaria, la piena fuori controllo ha fatto crollare l’autostrada A1, paragonabile all’Autosole italiana. È la via maestra Nord-Sud. Lo squarcio che ha devastato la corsia esterna è impressionante: serviranno mesi per i lavori di ripristino. Chi viaggia da Porto a Lisbona o viceversa dovrà fare alcune varianti. Allarme rosso anche a Montemor-o-Velho, dove però finora non ci sono state evacuazioni.

Cronache di un paese allo stremo: sedici vittime, una ministra – Maria Lùcia Amaral era la responsabile degli Interni – costretta a dimettersi, danni pesantissimi, centinaia di persone ancora senza elettricità quindici giorni dopo il passaggio della tempesta Kristin, il 28 gennaio, la più devastante. È stato un susseguirsi di cicloni, una staffetta malefica. I tornado sono sempre battezzati con nomi persino nobili, vedi il penultimo, Leonardo, ma lasciano, al loro passaggio vittime, distruzione e disperazione. La politica, ancora una volta, si è mostrata impreparata di fronte ai cataclismi. In queste ore, il premier socialdemocratico Luìs Montenegro e il presidente della Repubblica uscente Marcelo Rebelo de Sousa sono al fronte, insieme, ma quando a gennaio il maltempo iniziò a sferzare il Portogallo, i rappresentanti del governo latitarono. Visite lampo e ritorno a Lisbona. È stato Marcelo, come chiamano tutti il presidente in uscita, a dare il segnale. Gli sfollati, i cittadini al buio e i disperati si sono sentiti a lungo isolati, confortati solo dalla protezione civile, dai pompieri – anche in Portogallo un’istituzione esemplare – dai militari e dai volontari, eterni angeli del fango.