Quando un colosso come Amazon finisce sotto ispezione congiunta del Garante della privacy e dell'Ispettorato del lavoro il tema non è mai solo la tecnologia usata, ma il potere che questa tecnologia esercita sui lavoratori. È da qui che partono – e finiscono – i controlli nei centri logistici di Passo Corese (Rieti) e Castel San Giovanni (Piacenza), dopo le segnalazioni che hanno riguardato videosorveglianza, dati personali e monitoraggio delle performance.Dopo le ispezioni, svoltesi dal 9 al 12 febbraio nello stabilimento di Passo Corese, il Garante della privacy ha ordinato “in via d'urgenza e con effetto immediato", lo stop alla schedatura di 1800 lavoratori impiegati nello stabilimento. Amazon Italia Logistica, inoltre, dovrà interrompere il trattamento dei dati raccolti attraverso quattro telecamere posizionate in prossimità di bagni e aree ristoro riservati ai lavoratori.Con lo stesso provvedimento, il Garante ha anche vietato ad Amazon il trattamento dei dati utilizzati in modo illecito anche negli altri centri logistici della società in Italia, nel caso in cui siano state svolte le stesse attività con modalità analoghe a quanto accertato.Amazon sotto ispezione in ItaliaNon si tratta di un fulmine a ciel sereno, dunque, bensì la conseguenza di svariate segnalazioni interne, denunce sindacali e inchieste giornalistiche. “Non è un’ispezione casuale – ha spiegato Cristiano Bonelli, dirigente nazionale per la logistica dell'Unione generale del lavoro (Ugl) – ma il risultato di varie segnalazioni e richieste rimaste senza risposta”.Il sospetto è che l'uso della tecnologia sembra aver superato la linea che separa l'organizzazione del lavoro dal controllo dei lavoratori. Il punto, quindi, non è se Amazon possa usare strumenti tecnologici avanzati nei suoi magazzini, ma con quale fine. La legge, infatti, ne consente l'utilizzo, ma il nodo da sciogliere è come questi strumenti vengano utilizzati. Lo Statuto dei lavoratori, all'articolo 4, impone informativa, accordi sindacali o autorizzazioni dell'Ispettorato del lavoro e vieta controlli occulti o sproporzionati. E quando entrano in gioco i dati personali, il Gdpr rafforza ulteriormente questi limiti.Telecamere: numeri e finalitàSecondo l'Unione generale del lavoro, le criticità si sarebbero concentrate proprio su questo punto. Bonelli svela un passaggio chiave legato alle dinamiche interne al magazzino di Passo Corese: “Abbiamo chiesto per mesi quante telecamere fossero installate. Prima il silenzio, poi i dinieghi. Solo dopo un ricorso siamo riusciti a saperlo: 798 telecamere nel solo impianto di Passo Corese”. Un numero che, osserva, “forse si trova in un carcere o in un sito sensibile, non in un magazzino dove si impacchettano merci”.Amazon contesta il dato e il paragone. L'azienda afferma che le telecamere attive nel centro di distribuzione di Passo Corese sono “circa 500” e definisce “assurdo e offensivo” l'accostamento a un carcere, sottolineando che il sito è uno dei più grandi d’Italia, con oltre 200mila metri quadrati di superficie, migliaia di lavoratori e milioni di prodotti movimentati.Le telecamere, spiega Amazon, “coprono le aree a maggiore rischio di furti o danneggiamenti, cioè le zone di stoccaggio e movimentazione dei prodotti", sottolinea l'azienda, specificando inoltre che “gli impianti di videosorveglianza vengono installati nei siti italiani su autorizzazione delle sedi dell'Ispettorato del Lavoro competenti”. L’uso dei sistemi sarebbe “in linea con le previsioni dell’autorizzazione in vigore” e limitato alla protezione degli asset. L’azienda precisa inoltre che, anche quando installate in prossimità delle postazioni, "le telecamere non inquadrano postazioni di lavoro fisse o sono spente e non vengono e non possono essere utilizzate per controllare i lavoratori o monitorarne la produttività”.L'esito delle ispezioni del Garante della privacy, stabilisce però che Amazon Italia Logistica interrompa il trattamento dei dati raccolti attraverso quattro telecamere posizionate in prossimità di bagni e aree ristoro riservati ai lavoratori.Secondo Bonelli i lavoratori “non sono sereni”Al di là dei numeri, a rappresentare un campanello dall'allarme è stata l'aria che si respirava nei reparti. Bonelli ha descritto come nelle assemblee e nei colloqui, i dipendenti si comportassero diversamente dagli altri lavoratori. Erano “più incupiti, sempre molto attenti, come se fossero costantemente sotto pressione”. Una sensazione che, secondo Bonelli, nasce dal sentirsi osservati anche nei momenti più banali. “Sanno di avere telecamere ovunque, anche nei corridoi che portano ai bagni, non si parla più solo di sicurezza, ma di controllo”.Anche su questo punto Amazon replica che le telecamere presenti nelle aree comuni, inclusi i corridoi, servono “esclusivamente per garantire la sicurezza delle persone e la protezione dell’inventario, nel rispetto della privacy e della dignità dei lavoratori”.Bagni e procedimenti disciplinariUno dei capitoli più delicati, infatti, riguarda proprio i tempi di permanenza ai servizi igienici. Bonelli racconta di numerosi procedimenti disciplinari: “Arrivano lettere a casa dei lavoratori per contestare sette, otto o nove minuti passati al bagno. Noi rispondiamo continuamente con l'articolo 7 – ovvero giustificazioni che il lavoratore dà quando riceve una segnalazione – per difenderli”.Amazon smentisce l’esistenza di controlli di questo tipo: “In Amazon, i dipendenti possono utilizzare i servizi igienici in qualsiasi momento durante il loro turno di lavoro. Questa è una policy aziendale chiara e comunicata a tutti i dipendenti fin dal primo giorno di lavoro. Non esiste alcun sistema di monitoraggio o cronometraggio delle pause bagno”.Produttività come fosse un “gioco” senza vincitoriC'è poi il tema dei sistemi digitali che trasformano la produttività in competizione. Bonelli racconta di schermi sulle postazioni, classifiche in tempo reale, “giochi” che premiano chi chiude più pacchi. “Ti mettono in concorrenza con i colleghi ma non c'è un premio, non c'è un accordo di secondo livello, non c'è welfare. È solo un invito a produrre di più e, quasi, alla ludopatia, senza nulla in cambio”. Un modello che il sindacato contesta non solo sul piano contrattuale, ma anche su quello della dignità del lavoro.Amazon definisce “grave, falsa e priva di qualsiasi fondamento” l’accusa di istigazione alla ludopatia. L’azienda spiega che si tratta degli “FC Games”, giochi disponibili solo in alcune postazioni e su base completamente volontaria, con l’obiettivo di rendere l’ambiente di lavoro più piacevole. La partecipazione, sottolinea, non è legata ad alcun meccanismo di vincita, perdita o premio e non è in alcun modo collegata alla valutazione delle performance individuali.L’iniziativa, aggiunge Amazon, sarebbe stata “condivisa con le rappresentanze sindacali aziendali appartenenti alle sigle firmatarie del Contratto collettivo nazionale della logistica nei siti coinvolti”. I risultati dei giochi “non vengono monitorati, consultati o utilizzati in alcun modo per valutare la produttività o la performance”, ma servirebbero esclusivamente a “rompere la routine e creare momenti di relax durante la giornata lavorativa”.Liste interne e dati sensibiliTra le segnalazioni finite sul tavolo degli ispettori ci sarebbero anche presunte liste interne con annotazioni sui dipendenti. “Elenchi Excel con nomi e note: questo è sindacalista, questo ha problemi familiari”, racconta Bonelli. “Se scrivi “sindacalista”, non è gestione del personale: è tenere le persone sotto osservazione”.Amazon spiega che, al rientro dopo un periodo di assenza, i dipendenti possono sostenere colloqui informali con i propri manager per valutare eventuali necessità di supporto operativo o modifiche organizzative, come cambi turno, variazioni nelle mansioni, interventi ergonomici o supporto nella gestione familiare. Secondo l’azienda, le policy interne prevedono che vengano raccolti esclusivamente i dati strettamente necessari a questo scopo e che “la raccolta di dati sensibili o sanitari non pertinenti alle finalità del colloquio non è prevista”.L’azienda aggiunge di essere a conoscenza del fatto che, alcuni anni fa, un file di questo tipo sia circolato a causa di un errore nella gestione degli accessi: “Lo abbiamo appreso grazie a segnalazioni interne e siamo intervenuti immediatamente: abbiamo informato in piena trasparenza tutte le rappresentanze sindacali, rimosso il file dai sistemi, rafforzato i protocolli interni”.Il Garante della privacy si è però espresso proprio in merito a queste schedature, vietando – in via d’urgenza e con effetto immediato – ad Amazon Italia Logistica il trattamento dei dati personali di oltre 1800 lavoratori dello stabilimento di Passo Corese.Un divieto che fa riferimento alle informazioni raccolte proprio in seguito ai colloqui con i lavoratori dopo il rientro da un periodo di assenza. Secondo quanto riportato dal Gddp, le informazioni erano raccolte in modo sistematico per tutta la durata del rapporto di lavoro e conservate fino a 10 anni dalla cessazione. Ad essere prese in oggetto e annotate, erano questioni riguardanti patologie sofferte (come sindrome di Chron, ernia del disco, portatori di pacemaker), ma anche adesioni a scioperi o partecipazione ad attività sindacali, fino a dati personali riguardanti anche l’ambito familiare e privato. Il tutto, come specifica il Garante, in “violazione della normativa che vieta al datore di lavoro di trattare dati non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del dipendente”.La risposta di Amazon alle ispezioniAmazon ribadisce la disponibilità a collaborare con le autorità e afferma di accogliere con favore ogni verifica, sottolineando il proprio impegno alla trasparenza e al rispetto del quadro normativo. “Amazon collabora costantemente con le autorità competenti, accogliendo con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative. La trasparenza e il dialogo costruttivo con le istituzioni rappresentano pilastri fondamentali del nostro approccio aziendale in Italia. Siamo pienamente disponibili a fornire tempestivamente qualsiasi documentazione, dato o chiarimento richiesto, e ci impegniamo a mantenere una collaborazione positiva e continuativa con tutte le autorità coinvolte, nel rispetto del quadro normativo vigente”, ha dichiarato l'azienda.L’istruttoria ora proseguirà per l’accertamento dei restanti profili al vaglio dell’Autorità.Questo articolo è stato aggiornato il 25 febbraio 2026 per inserire la nota di Amazon
Perché Amazon deve spiegare come usa i dati che raccoglie su chi lavora nei suoi magazzini
Perché dopo alcune denunce di lavoratori, il Garante della privacy e l’Ispettorato del lavoro hanno avviato ispezioni nei due centri logistici più grandi d'Italia per fare luce sull'utilizzo di sistemi di videosorveglianza e dati sensibili














