La sesta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours, attivo dal 2021 e basato su oltre 5mila partecipanti in cinque paesi europei - Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito - restituisce l’immagine di un settore turistico che sta rapidamente ridefinendo linguaggi, aspettative e priorità. Il viaggio non è più soltanto evasione o necessità professionale ma diventa uno spazio fluido in cui esperienze, lavoro, valori personali e tecnologia si intrecciano in modo sempre più stretto.

Uno degli elementi più evidenti dell'indagine, presentata in questi giorni alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) in corso a Fiera Milano riguarda il ruolo simbolico del viaggio, soprattutto per la Generazione Z. Per i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni, viaggiare e fare nuove esperienze è infatti ormai uno dei principali indicatori di successo personale, più rilevante di aspetti tradizionalmente centrali come la casa, gli hobby o persino le relazioni sociali. Non sorprende, quindi, che oltre il 90% di loro abbia fatto almeno un viaggio di vacanza nel 2025 mentre quasi uno su due abbia viaggiato anche per lavoro o studio. È in questo contesto che emerge con forza il profilo dell’“hybrid traveler”, una figura che non separa più nettamente tempo libero e attività professionale. Appena si può, si parte.