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12 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:05
Sei un muratore o un facchino, un artigiano, un soccorritore, un appassionato di bricolage o un boyscout? Se porti fuori da casa il tuo coltellino da lavoro rischierai l’arresto in flagranza, il processo per direttissima e una condanna fino a tre anni di carcere. Oppure, se ti trovi nelle vicinanze di una manifestazione, potresti essere trattenuto dalle forze dell’ordine fino a 12 ore. È l’effetto paradossale – ancora poco analizzato – di una delle norme del nuovo decreto Sicurezza, il provvedimento approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e ora bloccato per dubbi sulle coperture economiche prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Oltre al fermo preventivo dei manifestanti e allo “scudo” dalle indagini per le forze dell’ordine, nel decreto c’è una stretta pesantissima sulla vendita e la circolazione di armi da taglio, pensata come rimedio ai casi di violenza giovanile. Nella foga anti-maranza, però, al ministero dell’Interno dev’essere scappata la mano. E così il massimo del proibizionismo si è abbattuto sui coltellini pieghevoli da escursionismo e da lavoro, che, sopra i cinque centimetri di lunghezza, saranno considerati armi vietate alla pari di pugnali e machete, trasformando in potenziali criminali migliaia di cittadini abituati a portarli in giro per gli usi più innocui (come tagliare una fetta di salame o sbucciare una mela).









