La decisione è arrivata oggi, mercoledì 11 febbraio, dai giudici della quarta sezione Suprema Corte (presidente Emanuele Di Salvo, relatrice Eugenia Serrao) chiamati a esprimersi sulla condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino a 9 anni e 6 mesi nei confronti di Stephan Schmidheiny per 91 omicidi colposi (a fronte dei 392 di inizio processo, numero sfrondato nel corso dei due gradi di giudizio a seguito di prescrizioni e assoluzioni).

La Corte ha accettato il ricorso della difesa dell’ex magnate dello stabilimento di Casale Monferrato, il più grande d’Europa, presentato per la mancata traduzione in lingua tedesca della sentenza di secondo grado che secondo i legali avrebbe leso il diritto di difesa di Schmidheiny. Con la decisione della Cassazione ora l’atto verrà rinviato alla Corte d’Assise d’Appello di Torino per la traduzione con un inevitabile slittamento dei tempi e la fissazione di una nuova udienza a Roma nei prossimi mesi. E l’ulteriore prescrizione di altri casi dei 91 già considerati.

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I sostituti procuratori generali Paolo Andrea Maria Fiore e Antonietta Picardi avevano concluso la loro requisitoria chiedendo l’inammissibilità di tutti i motivi di ricorso.