L’annuncio a sorpresa, il mese scorso, del passo di lato del ceo, Dolf van den Brink (lascerà la carica a maggio dopo sei anni al vertice) era solo la scossa di avvertimento prima del terremoto: Heineken ridurrà di circa il 7% della sua forza lavoro per fare fronte a un calo della domanda di birra in tutto il settore, innescato dall’aumento dei prezzi e un approccio all’alcol più moderato da parte dei consumatori.

Il produttore olandese, che produce anche (tra le altre) le italiane Birra Moretti, Ichnusa, Dreher, ha dichiarato che taglierà da 5mila a 6mila posti di lavoro - principalmente in Europa e fuori dall’Olanda - su una forza lavoro globale di 87mila dipendenti. Un intervento di recupero costi sul personale era atteso e previsto dal piano di rilancio, ma la scelta va decisamente oltre. «Lo facciamo per rafforzare l’operatività e per essere in grado di investire nella crescita» ha dichiarato il cfo Harold van den Broek. Alcuni tagli si concentreranno in Europa o in mercati non prioritari con minori prospettive di crescita, ha aggiunto, e alcuni deriveranno da iniziative già annunciate riguardanti la rete di fornitura, la sede centrale e le unità operative regionali. Il taglio avverrà nell’arco di due anni, ha precisato la società, senza specificare quali ruoli saranno coinvolti.