Ben due sipari per inoltrarsi in un’avventura a dir poco stellare, che però accade nella materica sala di un teatro, il Carignano di Torino dove fino al 22 febbraio va in scena “La cosmicomica vita di Q” da Italo Calvino, per la drammaturgia di Vincenzo Manna; il lavoro è ideato, diretto e interpretato da Luca Marinelli con la coregia di Danilo Capezzani.

Una pièce che osa, perché Calvino non scriveva per il teatro e perché non è tra i libri più facili da adattare come “Marcovaldo”, la trilogia “I nostri antenati”, “Le città invisibili”. Forse la miniserie tv di successo “M – il figlio del secolo” dal romanzo di Scurati in cui Marinelli vestiva i panni di un giovane Benito Mussolini, che gli è costata cara perché da antifascista qual è si è imposto la sospensione del giudizio per i sette mesi della lavorazione, lo ha condotto verso un impegno arduo, totalizzante, ma di natura affatto diversa.

«Recitiamo la lunga notte del capodanno 2035 di Trevor, che però scopriremo si chiama Qfwfq, come il protagonista delle Cosmicomiche di Calvino da cui il nostro spettacolo è straliberamente tratto – ha detto Marinelli – perché Calvino oggi in teatro? Nutro profonda ammirazione per tutto il suo lavoro, questo è un testo che parla di massimi sistemi ma prendendosene gioco con la serietà di un bambino, quindi si mettono le tagliatelle nello spazio e si fantastica su teorie che spiegate a scuola sarebbero noiose».