Vi ricordate Rocco Buttiglione, 78 anni a giugno, amico e devoto di più Pontefici di Santa Romana Chiesa, l’ex ministro che Silvio Berlusconi tentò da Palazzo Chigi di mandare alla Commissione europea, a Bruxelles, dove però inciampò nella bocciatura parlamentare perché prevenuto -dissero- verso gli omosessuali da lui considerati peccatori? E Roberto Formigoni, 79 anni da compiere a marzo, già governatore della Lombardia, pappa e ciccia con Comunione e Liberazione, pregiudicato negli archivi di chi non gli perdona di essere tornato in libertà dopo avere scontato la pena per corruzione? E Paola Binetti, 83 anni da compiere, coetanea di Marcello Pera, l’ex presidente forzista e laico del Senato, amico personale del compianto Papa Ratzingher, tanto da confezionare insieme un libro di discorsi e riflessioni? E il cardinale Camillo Ruini, che fra otto giorni compirà 94 anni e conserva ancora la voglia e la lucidità delle parole e dei ricordi?

Vi risparmio altri nomi non perché minori ma per non esaurire lo spazio con l’elenco dei cattolici espressisi per il sì referendario, fra convegni e interviste, alla riforma della magistratura. Anzi, per un sì “giusto”, come giusto peraltro è chiamato il processo nell’articolo 111 della Costituzione riscritto nel 1999 per vincolarlo a un “contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Formulazione dalla quale non solo il Guardasigilli in carica Carlo Nordio ma persino l’ex magistrato simbolo della stagione giudiziaria delle “Mani pulite” Antonio Di Pietro- che in tribunale gridava anche con le mani e con gli occhifanno derivare la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri sottoposta al referendum del 22 e 23 marzo. E di tutto ciò che a sua svolta ne consegue fra Consigli superiori della magistratura anch’essi separati e Alta Corte di giustizia per non lasciare soli i magistrati a giudicarsi fra di loro, con una disciplina domestica che è un altro unicum italiano dai giorni, spero, contati.