Confprofessioni, la Confederazione delle associazioni delle categorie ordinistiche, ritiene che "la scelta di veicolare la riforma degli ordinamenti professionali in quattro diverse leggi delega rischia di suscitare conflitti normativi, confusione e disparità di trattamento tra professioni", mentre "sarebbe stato certamente preferibile innestare la disciplina specifica relativa alle singole professioni in una cornice normativa comune di riforma organica del settore", anche "al fine di scongiurare il rischio di alimentare un cannibalismo di competenze" tra i vari segmenti.

È quel che si legge nella memoria che l'organismo presieduto da Marco Natali ha consegnato nella commissione Giustizia del Senato, dove si sta esaminando il provvedimento di revisione generale delle regole di 15 ordinamenti (alla Camera, invece, sono incardinati gli altri tre testi varati dal governo nel settembre del 2025, che mirano a riformare le figure sanitarie, la professione degli avvocati e quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili).

La Confederazione, rappresentata questa mattina in audizione a Palazzo Madama dal vicepresidente Andrea Dili, ha puntato l'accento, poi, su quanto avverrebbe "a titolo esemplificativo qualora ogni professione dovesse definire in maniera autonoma i propri modelli aggregativi senza un quadro normativo comune e aggiornato: si creerebbe - si sottolinea nel documento sottoposto ai parlamentari - un sistema frammentato e privo di coerenza, incapace di supportare i professionisti nella crescita dimensionale e nella sfida competitiva a livello europeo.