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Ultimo aggiornamento: 8:06
L’annuncio era stato dato domenica sera: il governo di Cuba ha emanato un avviso rivolto alle compagnie aeree e ai piloti per informare che il carburante non sarà disponibile in nove aeroporti dell’isola, tra cui l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana. Una misura attiva a partire da martedì 10 febbraio e valida fino all’11 marzo.
Prima conseguenza: Air Canada ha annunciato la sospensione dei voli. Più flessibili le compagnie americane come Delta Air Lines e Southwest; la prima non ha evidenziato problemi, la seconda ha comunicato che i suoi aerei diretti a Cuba avrebbero trasportato carburante sufficiente anche per affrontare la rotta di ritorno. American Airlines è attendista: “Monitoriamo la situazione”. A farne le spese immediate potrebbe essere il settore turistico dell’isola caraibica, capace di generare almeno in passato fino a 3 milioni di dollari l’anno.
Questa crisi è direttamente collegata alle iniziative dell’amministrazione Trump: a fine gennaio, il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo per imporre dazi sui beni provenienti da paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba. In questo modo Washington ha interrotto l’accesso del governo cubano alle sue principali fonti di petrolio, rappresentate da Venezuela e Messico. Quest’ultimo Paese sta cercando di reagire: lunedì la presidente Sheinbaum ha annunciato supporto a Cuba: “Nessuno può ignorare la situazione che sta vivendo il popolo cubano a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a qualsiasi paese che invia petrolio, in modo molto ingiusto”. La Marina messicana ha preparato una spedizione con 800 tonnellate di aiuti umanitari.













