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Da decenni in Germania è attivo un movimento di chiese che offrono protezione a richiedenti asilo che rischiano l’espulsione. Si basa su un principio antichissimo, che per certi versi non ha bisogno di essere codificato in una legge: prevede che lo Stato non possa violare le strutture religiose, e che quindi le forze dell’ordine non possano arrestare i richiedenti asilo che si rifugiano al loro interno. È una pratica che ancora oggi ha una certa rilevanza: nel 2024 per esempio 2.866 persone hanno beneficiato di questa possibilità. Chi si occupa di migrazione la chiama «asilo ecclesiastico», in tedesco Kirchenasyl.
Una delle comunità che praticano il Kirchenasyl è la chiesa luterana della Trinità di Steglitz, alla periferia di Berlino. È un edificio piuttosto piccolo, e la chiesa vera e propria ne occupa solo una parte. Il piano terra ha diverse stanze dove vivono uomini giovani, per lo più afghani, che in teoria dovrebbero essere espulsi dal paese: finché restano nella chiesa, però, sono al sicuro. Molti sono lì da mesi. Non possono allontanarsi: al massimo passano un po’ di tempo in un minuscolo cortile interno.
L’esterno della chiesa luterana della Trinità a Steglitz (Rodolfo Toè/Il Post)






