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Durante un’audizione al Senato, il segretario al Commercio statunitense ammette di aver visitato nel 2012 la proprietà caraibica del finanziere pedofilo, nonostante in passato avesse assicurato di aver interrotto ogni rapporto

Il segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick è finito al centro della bufera politica e mediatica dopo aver ammesso, durante un’audizione al Senato, di aver visitato la famigerata isola privata di Jeffrey Epstein nel dicembre 2012. La rivelazione è particolarmente delicata perché contraddice le dichiarazioni precedenti con cui Lutnick aveva assicurato ai senatori di aver interrotto ogni contatto con Epstein già dal 2005, dopo un primo incontro.

Durante la deposizione, Lutnick ha tentato di ridimensionare l’episodio definendolo un incontro “familiare” e di breve durata, sostenendo di essere rimasto sull’isola per quasi un’ora e di non aver assistito ad alcun reato. Tuttavia, il peso simbolico della vicenda è enorme: Epstein è ormai il simbolo di un universo criminale e tossico della cronaca globale, associato a un sistema di sfruttamento sessuale, potere e protezioni trasversali che sta scuotendo la politica americana e occidentale.