Antonino Zichichi era per molti versi un irregolare in quella comunità dei fisici di cui faceva parte a pieno titolo, avendo legato il suo nome a studi di alta rilevanza scientifica. Lo era soprattutto perché aveva avuto il coraggio, che è proprio solo degli anticonformisti e degli innovatori, di sfidare, su solide basi logiche, alcuni dei dogmi inespressi che fanno parte del background culturale degli stessi scienziati. Aiutandoci a distinguere fra la Scienza, che è in sé incontrovertibile perché fondata su postulati fissi e procedimenti rigorosi, e gli scienziati, che sono uomini come tutti gli altri e pertanto soggetti agli errori, ai pregiudizi e agli interessi di parte che fanno parte del nostro essere imperfetti. Tanto per fare un esempio, nella fisica, la sua disciplina, domina ancora un pregiudizio illuministico e positivista, e in Italia persino marxista, che mette in contrapposizione il sapere scientifico e la fede religiosa, nonostante che un secolo di fisica quantistica abbia contribuito non poco a dissipare le basi su cui quel preconcetto era fondato.

Zichichi, da cattolico convinto, non solo ha avuto il merito di mettere in dubbio quel presupposto, ma lo ha fatto usando lo stesso metodo scientifico sperimentale che si suol far nascere con Galileo Galilei. In questo modo, egli ha interpretato in maniera diversa da come comunemente si fa l’attrito che vide la Chiesa di Roma contrapposta allo scienziato, riconducendolo in sostanza ad una sorta di incomprensione. La biografia Galilei, il divin uomo, che Zichichi pubblicò nel 2001, dimostrò che si poteva essere senza contraddizione cattolici e galileiani allo stesso tempo. Galilei non mise mai in dubbio la creazione divina, riconducendo le leggi fisiche all’opera del Signore. Fu proprio su queste basi creazionistiche che Zichichi sviluppò poi la sua critica alla teoria darwiniana, considerandola non rigorosa e carente da un punto di vista scientifico. Fu molto criticato, ma in pochi gli risposero nel merito delle questioni da lui poste.