Si chiama Pino Pagano e il suo nome ha un posto d'eccezione nella storia del Festival di Sanremo: è l'operaio disoccupato che nel 1995, a 47 anni, minaccia di lanciarsi in diretta su Rai1 dalla balconata dell'Ariston.
Tocca al compianto Pippo Baudo arrampicarsi in galleria, rassicurarlo e farlo desistere. Tutto orchestrato a tavolino, dirà poi qualcuno: circostanza, però, mai verificata oggettivamente.
Anche Fabio Fazio, nel 2014, viene interrotto dalla protesta di due disoccupati arrivati dalla Terra dei Fuochi: saliti sulla balaustra del teatro, minacciano di buttarsi giù per manifestare contro la difficile situazione del lavoro in Campania. Ottengono che il conduttore legga la loro lettera. Due episodi di decenni diversi che dimostrano però come il festival negli anni abbia dovuto fare i conti con l'attualità, la crisi politica e sociale, i conflitti, dentro e fuori dall'Ariston.
Nel 1984, sempre Baudo è il presentatore, un migliaio di operai dello stabilimento di Genova-Cornigliano dell'Italsider, a rischio chiusura, manifestano davanti al teatro in occasione della serata inaugurale del Festival. Alcuni di loro vengono invitati da Baudo sul palco. Nel 1991 siamo in piena Guerra del Golfo. Sanremo, condotto Edwige Fenech e Andrea Occhipinti, per la prima volta apre delle finestre sui tg per fornire gli ultimi aggiornamenti sul conflitto. L'anno successivo al festival torna Baudo: stavolta gli tocca domare Cavallo Pazzo, alias il disturbatore seriale Mario Appignani, che piomba sul palco urlando che il festival è truccato e vincerà Fausto Leali. Ma sul gradino più alto del podio salirà Luca Barbarossa con Portami a ballare. Nel 1999 sul palco con Fabio Fazio c'è Mikhail Gorbaciov: "La guerra fredda è finita, ma si continua a guerreggiare sempre più. Il benessere ha raggiunto solo pochi paesi, qualcosa non funziona, e in questo senso ha ragione Sua Santità papa Woytjla. Occorre un nuovo ordine mondiale, più umano, giusto, amante della pace", dice all'Ariston l'ex presidente sovietico, in un intervento di un quarto d'ora, preceduto - e seguito - da polemiche, ma che resta nella storia del festival.






