«La nostra ambizione dovrebbe essere sempre quella di raggiungere un accordo a Ventisette. Ma quando l’assenza di progressi mette a rischio la competitività dell’Europa o la sua capacità di agire, non dovremmo esitare a ricorrere alla cooperazione rafforzata». Tradotto: un’Ue meno dogmatica e più pragmatica, una sorta di coalizione di volenterosi con chi ci sta ed è pronto ad avanzare sulle riforme, senza aspettare di mettere d’accordo tutti nella ricerca dell’agognata unanimità. Ursula von der Leyen rompe un tabù e si fa interprete della visione di un’Ue a più velocità appena una settimana dopo l’affondo di Mario Draghi in nome di un “federalismo pragmatico”.

L’occasione è la lettera - una tabella di marcia per la discussione - che la presidente della Commissione ha inviato ai leader dei governi Ue in vista del “ritiro” informale dedicato alla competitività industriale, in programma giovedì nel castello di Alden Biesen, nelle Fiandre, a un’ottantina di chilometri da Bruxelles. All’appuntamento parteciperanno lo stesso Draghi ed Enrico Letta, cioè gli autori di due report su come archiviare il grande malessere della crescita Ue. Sullo sfondo, il pressing italo-tedesco in nome del rilancio economico dell’Europa. Una sintonia che non passa inosservata a Bruxelles, dove tra i diplomatici si nota sia la riunione di coordinamento a margine promossa da Giorgia Meloni e Friedrich Merz nella mattina di giovedì, sia la sinergia italo-tedesca sull’agenda delle riforme Ue emersa al vertice bilaterale di Villa Pamphilj. Il tutto, a discapito del tradizionale tandem franco-tedesco, oltretutto mentre un simbolo della cooperazione tra Berlino e Parigi quale il caccia di sesta generazione Fcas finisce su un binario morto.