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L'ex Msi e l'ex Pci ricordano uno dei padri del centrodestra

Era un avversario. Ma con Massimo D'Alema si intese subito. Pinuccio Tatarella è stato tante cose: un precursore, anzi il visionario che spinse la destra verso la scelta di Fiuggi, ma soprattutto uno degli inventori del centrodestra. E uno di quei politici capaci di avviare rapporti ben oltre i confini del proprio recinto: "Ci conoscemmo in Puglia negli anni Ottanta - racconta al Giornale D'Alema. Lui era pugliese di Cerignola, io ero il massimo rappresentante del Pci in quella regione, e così ci incontrammo. Avevamo idee piuttosto diverse, sa, allora c'erano i partiti veri, non quelli di oggi che non si sa bene cosa siano". D'Alema e il presidente del Senato Ignazio La Russa dialogano a Palazzo Lombardia, fra i grattacieli di una Milano al centro del mondo per via delle Olimpiadi, e raccontano ciascuno il proprio Tatarella a ventisette anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Torino l'8 febbraio 1999. Se si guarda alle biografie, si scoprono suggestioni intriganti: Tatarella fu vicepremier e ministro delle Poste con Berlusconi fra il 94 e il 95, all'inizio dell'avventura di Forza Italia, del centrodestra e del bipolarismo; D'Alema fu premier fra il 98 e il 2000, insomma pochissimi anni dopo. Anni di contrapposizioni durissime, ma anche di collaborazione: sempre in quella stagione ci fu la l'esperienza della Bicamerale - guidata da D'Alema e con Tatarella vicepresidente - e il tentativo fallito di riformare lo Stato e la giustizia, esattamente come oggi.