Il dibattito è esploso subito dopo la semifinale degli Australian Open persa da Jannik Sinner contro Novak Djokovic e si è riacceso ancora di più dopo la finale vinta da Carlos Alcaraz. La domanda che rimbalza tra addetti ai lavori e appassionati è sempre la stessa: quanto sono davvero lontani, o vicini, Sinner e Alcaraz rispetto ai giganti del passato?

A provare a riportare equilibrio nella discussione è stato Patrick Mouratoglou. Il coach francese ha invitato a non cadere in conclusioni affrettate, ricordando che una singola partita non può diventare una sentenza storica. “Il fatto che Djokovic abbia battuto Sinner in semifinale non significa automaticamente che i Big Three giochino un tennis migliore di Alcaraz e Sinner — ha spiegato — “Pensare il contrario è una visione riduttiva. Una partita non basta per stabilire chi sia superiore”.

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Un punto di vista che tiene conto del contesto e della continuità, ma che non trova tutti d’accordo. Di tutt’altro avviso è Mark Petchey, ex numero 80 del mondo, che ha scelto toni molto più netti. Secondo lui, il confronto non reggerebbe nemmeno allargando il discorso oltre i Big Three. “Dire che i Big Four al loro apice non fossero all’altezza di Alcaraz o Sinner — commenta — è come sostenere che Mike Tyson al massimo della forma avrebbe perso contro Anthony Joshua. È una pura congettura, ma anche una trappola per click”.