A pochi giorni dall’arrivo in Italia della serie tv Heated Rivalry, un esperto di cultura pop spiega perché questa love story tra due giocatori di hockey è il fenomeno del momento (ne parlano tutti, anche il sindaco di New York)
di Carlo Antonelli
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È il 2008, o giù di lì. Il mondo ha un briciolo di speranza in più. Sei il migliore giocatore della tua squadra di hockey. Ti chiami Shane Hollander. Sei white-asian, di doppia origine insomma. Ami tutto di quel gioco che è diventato il tuo lavoro. Ami quella meravigliosa specie di armatura che ti copre il corpo, piena di loghi, un po’ sembra football americano, un po’ ti ricorda i guerrieri giapponesi dell’era Edo. O i manga che ti piacciono da sempre. Quelli che tranquillamente, teneramente, raccontano di amori tra ragazzi. Boy’s Love, chiamano il genere (coincidenza: nel gennaio 2026 sono usciti per Mondadori le prime novel nella collana omonima). Le lame dei pattini fanno disegni stupendi nel ghiaccio, la velocità, gli scontri tra corpi degli altri maschi, ben messi come te. Vieni da una famiglia con del denaro, delle belle case. Te ne sei comprata una anche tu, che hai fatto arredare da un professionista perché somigliasse alle stanze di albergo che frequenti durante le trasferte: super confortevoli, spaziose, coi mobili di quell’epoca che si vedono anche nelle riviste.













