“Non indosserò il colletto, non celebrerò la messa, però il mio cuore sarà lo stesso, finalmente più libero e più vero”. Con questa frase conclusiva Inizia l’ex sacerdote “social” della Parrocchia di San Gottardo al Corso di Milano, Alberto Ravagnani, ha spiegato sul canale YouTube la decisione di interrompere il suo percorso come sacerdote di Dio. La decisione è stata comunicata prima con una missiva mandata dalla diocesi, poi con la comunicazione social dell’ex don e la partecipazione al podcast di Giacomo Poretti.
“Ho maturato la mia scelta, non è stato un pensiero improvviso, una folgorazione: – ha affermato l’ex don – essere preti significa cose ben precise come il celibato…Di fatto non riuscivo a rispettarlo davvero, all’inizio dicevo che dovevo convertirmi, che era una questione di volontà, poi ho smesso di fingere di doverlo giustificare per forza”.
Tra le cause anche il carico di responsabilità, “le attese delle persone nei confronti di noi preti, disumane, come fossimo esseri speciali, angeli scesi dal cielo, programmati per essere buoni, un’ipocrisia non più sostenibile. Il ruolo istituzionale: un prete rappresenta la Chiesa, però mi sentivo a disagio a indossare un colletto, una divisa che divide dalle persone, però quella distanza non la volevo più. Mi sentivo a disagio a celebrare la messa, un rito che non parlava più alle persone e pronunciare parole che trovavo incomprensibili e, a volte, discutibili“.










