“L’inquinamento esiste, è dannoso, e chiama in causa l’operato degli esseri umani”. Così diceva Antonino Zichichi, fisico trapanese scomparso oggi a 96 anni, a proposito della responsabilità umana nell’avvelenare il pianeta. “Ma”, proseguiva, “attribuire alla responsabilità umana il riscaldamento globale è un’enormità senza alcun fondamento: puro inquinamento culturale. L’azione dell’essere umano incide sul clima per non più del dieci per cento. Al novanta per cento, il cambiamento climatico è governato da fenomeni naturali dei quali, a oggi, gli scienziati non conoscono e non possono conoscere le possibili evoluzioni future”. Un’assoluzione, insomma, rispetto alla causa antropica della crisi climatica, da attribuire invece in massima parte, sempre secondo il fisico, a “fluttuazioni naturali” nell’attività solare. A fondamento di questa posizione, Zichichi ha più volte ribadito che le equazioni che governano il clima non hanno una soluzione analitica rigorosa – in sostanza, non possono essere risolte in modo esatto, ma solo approssimate numericamente al computer – e che quindi la climatologia non sarebbe una scienza esatta, ma piuttosto un mero esercizio di modellistica su cui non fare troppo affidamento.
“Tutta colpa del Sole”, così Zichichi negava le responsabilità umane nella crisi climatica
Il fisico siciliano scomparso oggi ha sempre sostenuto che riscaldamento globale ed emissioni di gas serra fossero fenomeni non correlati. Ma le evidenze sugge…










