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9 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:45
Per suo figlio Sebastian la decisione del tribunale, che non arriva “inaspettata”, è sostanzialmente una “condanna a vita”. Jimmy Lai, tycoon di Hong Kong, è stato condannato a 20 anni di carcere: la corte di West Kowloon ha evitato l’ergastolo, la massima pena possibile, ma ha comminato a carico dell’ex magnate dei media dell’isola, tra i principali attivisti pro-democrazia dell’ex colonia britannica, una pena durissima in considerazione dei suoi 78 anni e delle precarie condizioni di salute. Lai era stato dichiarato colpevole a dicembre per due capi d’accusa di collusione legati alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a giugno del 2020, dopo le proteste di massa pro-democrazia del 2019, e per un altro legato alla sedizione, in base a una legge coloniale.
L’Unione europea ha chiesto il suo “rilascio immediato e incondizionato”, mentre la Cina, al contrario, ha definito “legittima” e ”ragionevole” la pena. “Hong Kong è una società governata dallo stato di diritto”, ha dichiarato il portavoce del ministro degli Esteri Lin Jian in una conferenza stampa, aggiungendo che la lunga sentenza “è ragionevole, legittima e legale”. Respingendo qualsiasi interferenza esterna, Lin ha detto che “non c’è spazio per discussioni” in merito e ha invitato “i Paesi a rispettare la sovranità della Cina, a rispettare lo stato di diritto a Hong Kong, ad astenersi dal rilasciare dichiarazioni irresponsabili e ad astenersi dall’interferire, in qualsiasi forma, nel sistema giudiziario di Hong Kong o negli affari interni della Cina”. Allo stesso modo il capo dell’esecutivo di Hong Kong, John Lee, ha giudicato “profondamente soddisfacente” la condanna. “I crimini di Jimmy Lai sono odiosi ed estremamente gravi. La sua pesante condanna a 20 anni di reclusione dimostra la forza dello Stato di diritto, fa prevalere la giustizia ed è profondamente soddisfacente”, ha affermato in un comunicato.












