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Le ultime ore della 17enne e le contraddizioni del killer: "L'ho colpita, non so perché. Non l'ho buttata nel canale, l'ho solo lasciata cadere"
È una confessione costellata da incongruenze e passaggi poco chiari, quella che Alex Manna, 20 anni a marzo, ha reso ai carabinieri di Asti su come e perché avrebbe ucciso Zoe Trinchero, la diciassettenne della quale si sarebbe invaghito senza essere corrisposto.
A confermarlo è lo stesso avvocato, Patrizia Gambino che oggi (lunedi 9 febbraio) incontrerà il suo assistito, per riascoltare la sua versione dei fatti e quindi impostare la difesa. «Il ragazzo è profondamente scosso - ha spiegato il legale -. Nella confessione data agli inquirenti ci sono molti approfondimenti da compiere, ma questo dovrà farlo la procura». Approfondimenti che riguardano innanzitutto il movente che ha scatenato la furia omicida: Alex ha raccontato di essersi arrabbiato perché Zoe gli avrebbe rinfacciato un tradimento di quando erano fidanzati. Per gli investigatori, invece, è probabile che il ragazzo abbia tentato un approccio intimo con la diciassettenne e, respinto, l'abbia aggredita. Anche sull'aggressione ci sarebbero ancora dubbi da chiarire: Alex ha spiegato di aver dato un solo pugno a Zoe per poi, preso dal panico, gettarla nel rio che fiancheggia la strada: «Le ho dato un pugno, forse più di uno, facevo boxe, ma non l'ho buttata giù nel canale, l'ho solo lasciata cadere».






