dalla nostra inviata
CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) - È mezzogiorno, Lindsey Vonn è al cancelletto di partenza, meno 2,2 gradi a Piè Tofana. Sugli spalti di Rumerlo, 760 metri più sotto, fra i connazionali che la aspettano in un tripudio di bandiere e palloncini a stelle e strisce, ci sono anche il padre Alan Kildow, la sorella Karin («Giorno perfetto!»), l’amico rapper Snoop Dogg. Dal casco spunta la coda bionda, insieme al pensiero della vigilia: «So che credo in me stessa. So che le probabilità sono contro di me, data la mia età, la mancanza del legamento crociato anteriore e un ginocchio in titanio, ma so che ci credo ancora. E di solito, quando le probabilità sono più contro di me, tiro fuori il meglio di me».
Ma la scommessa dura appena una dozzina di secondi. Per la precisione 13, lo stesso numero del pettorale, perché il destino sa essere beffardo, quando vuole prendersi gioco della superstizione. Giusto il tempo di arrivare alla traversa di Pomedes, tra la terza e la quarta porta, che “Goat” urta con la spalla destra: va in rotazione, volteggia come un burattino scomposto, cade pesantemente sulla neve. «Ahia...», esclama al microfono la commentatrice Claudia Morandini, interrompendo la cronaca di quella che doveva essere la gara per la storia, sulla pista in cui Vonn ha conquistato 20 podi di cui 12 per l’oro. Ben più strazianti sono però le grida di dolore di Lindsey, ferma a terra.














